mercoledì 12 ottobre 2016

SULLE TRACCE DELL'AMERICA, di Patrizia Villani [Moretti & Vitali ed., 2016; pag126. In copertina: foto di Michael R.Bergstein (Kingston Train , 2009)]   



In breve: Viaggiare: lo si può fare con molti mezzi di trasporto, tanto reali e concretissimi, quanto ideali e favolosi: il cuore, la mente, l’immaginazione, la memoria, il sogno o il desiderio.
In questa raccolta – nel tempo, nello spazio, nell’osservazione e nella ricostruzione - si viaggia con la poesia.

Il contenuto
: La raccolta comprende quarantun poesie (in genere prive di un titolo vero e proprio) che, escluse quelle appartenenti al Prologo e all’Epilogo, sono suddivise in quattro sezioni dall’intestazione in inglese: Brave New World, Bridges Over Troubled Waters, Frontiers & Heroes, No Promised Country. Tutte le liriche, ciascuna a suo modo, riguardano l’America, recuperata nella sua storia, nella sua geografia, nella sua letteratura, e in gran parte di quelle anomalie (a volte dolorose, a volte ricche di fascino) che hanno accompagnato il Paese nel suo tragitto dal passato remoto al presente.
L’ultima poesia ha un carattere più privato e autobiografico: riguarda un viaggio transatlantico compiuto dall’autrice e dal suo compagno nella triste e improvvisa occasione della scomparsa del padre di lui.
Le due poesie che costituiscono il prologo e il congedo costruiscono invece un discorso che coinvolge più direttamente la platea dei lettori e il loro rapporto prima con ciò che si apprestano a conoscere, poi con ciò da cui stanno per distaccarsi.

Commento
: Quel genio bizzarro e chiaroveggente che fu Matthew Shiel, in uno dei suoi romanzi scrisse che le donne amano le storie. Non so su cosa esattamente egli fondasse una tale ammirevole  convinzione, ma non mi sento certo di contraddirlo, dal momento che io le storie le amo parecchio. E come me sembra amarle anche l’autrice di questa bella raccolta, tanto da dichiarare sin dalla lirica iniziale “Verrò da te ogni giorno con una richiesta / ingenua e prepotente, sempre la stessa: / raccontami una storia, un’altra ancora / perché questa, questa sola, non mi basta”.
Le pagine successive si configurano appunto come una sorta di antologia, una collezione scelta di cronache e racconti che nella loro variegata natura vanno a definire i contorni di una Storia e di una Terra. Contorni ampi e tutto sommato ancora molto aperti al futuro, all’interno dei quali il verso lungo – talora lunghissimo – mostra un impeto narrativo, un desiderio di raccontare e descrivere che a volte sembrano prendere decisamente il sopravvento nei confronti della suggestione: eppure, in realtà, la assecondano e la rifiniscono, perché la potente esattezza della parola non manca mai di suscitare mille pensieri, idee che per il lettore si riverberano incessantemente tra la conoscenza e l’immaginazione.
L’America di cui si parla infatti non è un territorio – mentale o geografico – totalmente ignoto, nemmeno per colui che eventualmente non lo abbia mai toccato davvero: la storia studiata a scuola o rivista in TV, e ancor più il cinema, la letteratura, la musica: sono tante le cose che nel tempo possono aver costruito la nostra “esperienza” dell’America, e che dalle poesie di questa raccolta vengono di volta in volta rafforzate, temperate o magari corrette e indirizzate verso spazi nuovi.
Le tematiche scelte portano molte delle poesie ad essere affollate se non proprio di individui, almeno dei loro pensieri, delle loro esperienze o delle loro memorie; ma bellissimi sono in genere anche i paesaggi maestosi preesistenti a qualunque cosa, compreso l’uomo che poi vi è transitato o gli dei che forse li hanno visitati: le foreste, i fiumi, i pascoli, i bisonti.
La cronologia delle liriche è piuttosto ampia: parte dal periodo precolombiano per approdare ad epoche a noi più prossime, attraverso infinite guerre e conquiste, seguendo lo sviluppo di un progresso non necessariamente positivo che ha lasciato dietro di sé numerose vittime innocenti, dagli indiani decimati dalle malattie e relegati nelle riserve, agli schiavi neri che riversarono nel blues le loro anime addolorate, a tutti coloro i cui sogni e le cui speranze si sono rivelati ben più fragili della solida realtà. Compare l’omaggio all’America marginale celebrata da Faulkner, ma anche il disincanto di un Dashiell Hammett spossato dalle infermità e dall’accanimento maccartista. Non di rado c’è una maestosità malinconica ma solenne perfino nella sconfitta: Hobo (una delle mie liriche preferite) narra i sogni infranti di libertà attraverso le esperienze di uno di quei vagabondi che viaggiavano sui treni merci, disperdendone la voce in un finale struggente, efficace persino dal punto di vista grafico, dal momento che lì le parole si disseminano sulla pagina come gocce di sangue su di una strada cosparsa di polvere.
In conclusione, lo avrete capito: questa raccolta poetica mi è piaciuta moltissimo.
Qua e là nel creato, a volte, ci sono cose degne di attenzione e di rispetto, e Sulle tracce dell’America è una di queste.

Collegamenti
: Nel blog è consultabile anche la recensione estesa di una delle poesie del libro, Sogno e preghiera di Presencia: la vita, l’amore e la morte sul confine – geografico e mentale - tra Arizona e Messico.

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